martedì 9 novembre 2010

L'elenco

Essere primula che fragile sorge dalla fitta coltre di neve  gelida, essere girasole che seguendo la luce sa anche abbandonarsi al buio, saper perdere, godere della vittoria, lasciar andare chi vuole andare via e chi non può stare con noi, aprirsi al nuovo riempendo il vuoto, sapere che qualcuno sempre ci lascerà e che noi sempre lasceremo qualcuno, bere la pioggia, coprirsi della rugiada delle nostre lacrime, costruire sui sentimenti che non mentono, essere presenti in ogni forma di relazione, non credere che siano sempre gli altri a dovere, distogliere lo sguardo dagli errori propri, essere consapevoli che la vita è eccezionale per tutti e non solo per noi, comprendere che spesso ciò che gli altri ci fanno dipende da ciò che noi ci lasciamo fare, essere quercia vivida e forte in primavera, essere quercia arida e spoglia in autunno, ridere e piangere sentendone il desiderio, vivere il tempo presente non nel passato, non assolutizzare il vuoto, relativizzare la solitudine al particolare momento, ascoltarsi nel pianto e nel riso, abbandonarsi alla leggerezza della vivienza, andare non contro ma incontro ai cambiamenti, amare la diversità e il confronto con essa, lasciarsi cospargere di olio e scivolare sopra la pesantezza del sé, fare l'amore per amore e sesso per sesso, sbagliare, cambiare direzione, vivere e lasciarsi vivere, soffrire per le proprie paure, soffrire per le paure degli altri.

venerdì 5 novembre 2010

La comunione non omologata

Alcune volte capita di sentire la propria diversità rispetto alla mancanza di comunione di intenti con l'altro. Sono questi i  momenti in cui ci si rende più o meno conto della propria unicità. Difficile da comprendere il semplice dell'unicità in un mondo che omologa anche i sentimenti, gli intenti e le intenzioni. Capita di sentirsi al sicuro con persone che sentiamo uniche, perdendo di vista la nostra unicità e uniformandoci a quella dell'altro. Così ci sembra di essere migliori delegando ad un universo parallelo il senso del nostro sacrificio. Ma poi basta una frase detta in un momento qualunque, una frase non commisurata al tempo giusto, perchè giustizia per certe cose se non esiste in senso assoluto comunque si sente, e allora si percepisce  la propria unicità nella diversità di intenti, perchè forse avremmo scelto un altro tempo e altre parole per dire.  Omologazioni indifferenziate che ci portano a distoglierci dal nostro Sé che chiede di agire, a volte e non sempre, solo nella comunione e non nell'omologazione, perchè questa ci rende piccoli e fragili, di quella fragilità non costruttiva che ha solo il sapore della pervasione e della perversione.
Difficile non è essere unici, perchè sempre qualcuno riconoscerà la nostra unicità. Il difficile è sentirsi responsabilmente unico