martedì 28 settembre 2010

Vi presento D l’analogica…D(i) più non si può


Tutti sapevamo che sarebbe arrivata D, la bambina del gigante buono. Nonostante il gigante fosse buono, io lo temevo perché non riuscivo ancora a cogliere l'altra metà della luna e percepivo solo la mia piccolezza di fronte a lui.  Così, a causa della strana legge della transizione emotiva, pensando a D me la immaginavo un gigante. La prima volta che la  vidi la osservai incuriosita: donna come me; occhi vivaci come me; capelli lunghi come me; curata nel vestire come me e incuriosita esattamente come me...tante somiglianze che risaltavano ancora di più nelle lampanti differenze: magra non come me; scura non come me, stivali bassi non come me e nuova non come me. Io non ero nuova in quell'ambiente perchè io ero quell'ambiente, nonostante da qualche tempo avessi la chiara percezione che me ne stavo distaccando. Perciò, in realtà, non mi sentivo nemmeno vecchia. Se quell'ambiente era tutto nero, io stavo pian piano diventando grigia e D mi apparve subito bianca. Di fronte al bianco si prova sempre un po' di spaesamento perchè, se sai che il nero è nero e il grigio è tra il bianco e il nero, il bianco si presta sempre ad essere colorato e genera un senso di inquietudine, esattamente come gli spazi troppo aperti. Non so se questo dipenda dal fatto  che da bambini ci hanno subito messo i colori tra le mani quando ancora non eravamo capaci nemmeno di tenerli tra le dita proprio per colorare un foglio sempre e solo bianco, trattandolo come se non fosse esso stesso un colore. In realtà credo che sia  più colore di tutti perché accoglie in sé tutti i colori del mondo. Chissà quale colore avrebbe accolto in me D, la bambina del gigante buono...

1 commento: