Ho giocato a non parlare e non ho parlato nemmeno nella stanza dalla chiave arancione.Il gioco del silenzio prevedeva regole molto rigide, regole incontrastabili e inconfessabili. Dovevo non dire potendo parlare. Dovevo tacere non cercando il segno delle parole su ciò che doveva restare indicibile. Non dovevano esserci segni che potessero macchiare l'intoccabile. Non essendoci parole non c'era confronto e non essendoci confronto non c'erano colpe da ricercare. Solo così tutti sarebbero stati vincitori senza onta né macchia del gioco del silenzio. Perchè in fondo quel pomeriggio, negato dalla memoria ma presente nel tempo della mia vita, potevo non esserci, potevo essere lontano dall'indicibile. Invece c'ero.
Poi, una sera e solo una sera, la naturalezza delle parole è stata più forte delle rigide regole del gioco del silenzio. Ora non ci sono vincitori, ma nemmeno vinti, ora ci sono io che quel pomeriggio c'ero e entravo semplice-mente in una porta senza onta né macchia....
"Le parole sanno di noi molto più di ciò che noi sappiamo di loro"
Renè Char
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