mercoledì 27 ottobre 2010

Donne che (non) amano troppo


Fase 1: Ti amo
Fase 2: Ti odio
Fase 3: Ti riamo
Fase 4: Ti riodio

È inutile negarlo. C'è sempre un prima o un poi in cui noi donne viviamo in un vortice emotivo che ci fa innamorare e disinnamorare non solo della stessa persona ma anche nel medesimo tempo. Così, ci capita  facilmente la mattina di svegliarci avendo come sottofondo una meravigliosa canzona d’amore e ci sentiamo piene d’amore, capiamo ogni singola parola d’amore, ma soprattutto sentiamo l’amore più bello e più forte che mai. Sentiamo, ma magari lui è momentaneamente non pervenuto: lui non c’è, o forse non c’è più, o forse non c’è mai stato. Inserite nel vortice emotivo che tanto ci piace, mettiamo sotto una coltre spessissima di sogni le nostre limitate capacità di concretizzazione e, in nome di questo amore, anzi in nome della canzone, compiamo un troncamento grammaticale per cui nella frase “Lui non c’è” non ci interessa né il predicato e né il complemento. A noi donne al mattino interessa solo il soggetto: LUI. Lo amiamo, si che lo amiamo, ma quanto lo amiamo!E questo amore ci introduce in una dimensione estetico-esistenziale in cui ci piace vestirci bene per LUI, ci piace coccolarci per LUI, siamo a dieta per LUI e sempre e solo per LUI ci sentiamo talmente energiche da affrontare con estrema disinvoltura giornate di lavoro, studio, faccende domestiche, palestra, cene con gli amici, teatro, cinema, libri, parrucchiere, estetista, shopping e varie altre attività sociali e socializzanti. In realtà, il nostro surplus energetico è dovuto al fatto che LUI non c’è. Infatti, se (magari) ci fosse, avremmo altre possibilità di dar libero sfogo alle nostre energie pulsionali, perché in fondo in fondo solo di questo si tratta: libido sessualmente inespressa. Ed, infatti, avendo esaurito tutto il campionario a disposizione di canzoni d’amore e non essendo giunto neanche un misero sms di LUI, arriva la sera in cui niente più musica sdolcinata: che schifo, ci diamo al rock! Niente palestra: diamoci allo yoga! Niente dieta: troppo buona la nutella! Niente teatro: voglio solo i serial tv. E, dimentiche del soggetto LUI che al mattino ci aveva accompagnato nel nostro risveglio, ci focalizziamo solo sul predicato e il complemento. In fin dei conti poco cambia: si tratta pur sempre di un troncamento grammaticale: non c’è.
Ciò che segue questo ennesimo troncamento è il ritorno al razionale-emotivo. Ci specializziamo, infatti, nella logica proposizionale e dalle premesse traiamo l’unica conseguenza logico-emotivamente deducibile: le donne che non hanno LUI sono sole; io non ho LUI; io SONO SOLA. La tragedia sia con me: non c’è più nutella che tenga! Dove andare?cosa fare? E diamo il via alle crisi isteriche, attacchi di ansia, ira immotivata, lacrime senza freni a cui si accompagnano fiumi di parole. Consultiamo compulsivamente i fondi di caffè perché vogliamo che quella tazzina si trasformi in uno specchio delle brame che ci dica: “Tra un minuto non sarai più sola cara Cenerentola!incontrerai il tuo LUI principe azzurro che ti porterà nel magico mondo dell’amore. Ci torturiamo, inutile negarlo, fino al punto in cui alcune di noi, non potendosi sottrarre all’istinto di sopravvivenza, giungono ad un insight esistenziale attraverso il principio della traslazione letteraria: non sono solA, sono solO single! (Ci hanno fatto studiare inglese fin da piccole e, anche se non lo sappiamo parlare, ben comprendiamo il senso “sociale” delle parole straniere.)
È questo il punto in cui capiamo finalmente che abbiamo bisogno di sesso. Ecco che il principe muore e nessuna principessa crocerossina lo bacia per ridestarlo alla vita, anche perché in realtà tanto vivo non è mai stato e abbiamo provato mille tentativi di rianimazione su un fantasma. Per farci assistere al rituale della sepoltura cerchiamo un aiuto. Un nuovo personaggio compare sulla scena: il nostro scopa-amico. Non importa che non sia LUI, anzi è necessario che non sia LUI. E il tempo dell’amore si inverte. Sex-real sex-extreme, sex. Venditti è specializzato in queste cose quando canta: “E se poi non fosse amore giuro io non ti lascerei, perché sei bello, bello, bello come sei, bello come ti vorrei”. E ancora: “ci vorrebbe un(o) (scopa) amico per poterti dimenticare”. In questa fase ci defemminilizziamo un po’, ma giusto un po’ perché lo stato di singleltà come opportunità appartiene soprattutto all’animo animale maschile. Noi, nemmeno a dirlo, siamo donne e quanto ci piace esserlo il maschio non può nemmeno immaginarlo!
Chi non giunge a questo insight si sente una sola esistenziale e passa dal piano linguistico proposizionale a quello psicologico, specializzandosi nella proiezione sostitutiva. Il suo LUI diventa un modello di riferimento sulla base del quale scegliere, non fosse altro che per negarlo, un altro LUI che non la faccia sentire sola. In questa fase la massima capacità creativa delle donne viene fuori: non solo immaginano un amore in cui regna l’assenza di LUI, ma addirittura lo costruiscono. Il passaggio dal dato immaginario a quello reale trasforma queste donne in architetti di un progetto costruito sulla paura in cui la solitudine non è vista come opportunità di affermazione, di emancipazione e di libertà, ma è vista e vissuta come vuoto esistenziale.
Nel mio passato sono stata anch’io architetto del vuoto esistenziale e finché vi ero dentro non riuscivo a vedere altro. Poi sono arrivati Rilke e S. Agostino e tutto è cambiato….

2 commenti:

  1. per quanto io sia giovane di età, la fase secondo cui vivo in funzione di un lui l'ho passata, ne ho sofferto, ne sono uscita e mi auguro di non ricaderci mai più. e mi è capitata una cosa splendida, proprio quando ho smesso di vivere per un lui ho trovato il mio compagno che vive con me, ed io con lui, ma nessuno di noi vive per l'altro. Vedo tante amiche che, ancora, vogliono assolutamente l'approvazione maschile, se non hanno un uomo si sentono morire, si vestono belle per piacere a loro ecc. Io non so come sta fase l'ho già passata e delle volte vorrei dire loro di quanto sbagliano, ma poi mi fermo: a certe consapevolezze ognuno deve arrivare da solo. Ma essere libere, spesso, è solo un bene. AVere un lui deve portarci giovamento, altrimenti meglio sole

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  2. All’interno di questo scambio mi ritrovo in una piacevole posizione: conosco entrambe, a differenza di voi due che non vi conoscete… Rispetto al tema del post mi vengono davanti due suggestioni, che vi propongo in ordine del tutto casuale e senza alcun (mio) commento. La prima mi viene da uno studio che lessi qualche tempo fa (purtroppo non ricordo la fonte, probabilmente al tempo non trovai che l’argomento mi potesse riguardare). Un gruppo di ricercatori che lavora sugli attacchi di panico ha riscontrato che questi tendono a moltiplicarsi, o a farsi comunque più intensi, quando si è in coppia rispetto a quando si è single. Teoria che mi appare di un qualche interesse. La seconda suggestione che vi propongo è legata alla lettura psicanalitica di tradizione femminista, la quale sostiene che la ricerca dell’approvazione maschile non sarebbe altro che uno “spostamento” sul maschio del bisogno, evidentemente frustrato, dell’approvazione della propria madre. In un caso come nell’altro si tratterebbe dunque di una posizione isterica, peraltro del tutto asimmetrica: i maschi infatti ne soffrono meno, sia di attacchi di panico che di ricerca dell’approvazione femminile…

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